Il nuovo mondo di merda


In questo articolo racconto, da scrittora e da persona qualunque, il mio sguardo sul “nuovo mondo di merda” fatto di guerre, povertà, ingiustizie e fango che chiamiamo progresso.


Buonasera a tutti.
Rieccomi qui, dopo un lungo silenzio.

In molti mi avete chiesto perché non scrivevo più.
La verità è semplice: non avevo nulla da dire.
O meglio, avevo fin troppo da dire, ma per non diventare l’ennesimo rumore di fondo ho scelto il silenzio.

In questi mesi hanno parlato tutti: filosofi, sociologi, politici, scrittori e, soprattutto, la gente comune (la migliore di tutte).
Hanno scritto, urlato, manifestato, riempito pagine, talk show, social, piazze.

Io no. Io ho preferito stare zitta.
Adesso però voglio dire qualcosa anch’io. E non sarà carino, né educato.

La guerra. Le guerre.
La pace. Quella parola che viene spruzzata come un profumo costoso su un corpo sporco, per coprire la puzza invece di lavarla via.

A volte mi sembra falsa come una moneta da 3 euro.
Anzi, più falsa ancora: almeno la moneta da 3 euro nessuno prova neanche a venderla.

C’è la sensazione costante di non poter fare nulla. Non perché siamo stupidi, ma perché spettatori ci hanno reso: consumatori di tragedie in diretta, con il pollice pronto a mettere un cuore sotto un post e chiamarlo “impegno”. Un click, due lacrime, tre minuti dopo si passa ad altro.

Israele che se ne sbatte degli accordi.
Una guerra europea gestita da lontano, dall’America.
Mister Pupazzo Trump che riaffiora come un cattivo riciclato (eufemismo), e c’è pure chi applaude.

E noi qui, con la sensazione non più vaga ma chiarissima di essere sempre nel posto sbagliato, nel momento sbagliato, con gli strumenti sbagliati. E soprattutto con chi comanda sbagliato.

La povertà in Italia non è più una notizia: è lo sfondo.
Lo sfondo sbiadito di questo Paese stanco, che fa finta di tirare avanti.

Ci sono i voltagabbana che non vedono, non sentono, non parlano.
Quelli del “va tutto bene”, quelli che si riempiono la bocca di “merito”, “mobilità sociale”, “patria”, mentre là fuori c’è gente che non arriva neanche a metà mese, e non per colpa sua.

La giustizia fa acqua da tutte le parti, persino dai buchi delle serrature dei palazzi di giustizia.
La violenza sfiora territori che sembrano più il mondo di Lucifero che quello degli esseri umani.
Ogni giorno una storia nuova, ogni giorno un altro pezzo di umanità che si stacca.

In mezzo a tutto questo, io cosa ho da dire?

Non ho una palla di vetro.
Non sono Merlino.
Non sono una guerriera di Dio.

Sono io: Stefania, la scrittora.
Quella che spesso preferisce il silenzio per poter osservare questo “nuovo mondo”.
Questo nuovo mondo di merda che ci chiedono pure di chiamare progresso.

Un mondo che, lo dico senza giri di parole, mi sembra sempre più spesso un mondo di merda.
Un mondo che ti chiede di essere forte mentre ti sega le gambe.

Ed è da qui che devo ripartire:
dall’ammissione che non posso cambiarlo da sola, ma devo imparare a navigarlo. Che mi piaccia o no.

Ed è questo che mi preoccupa: come ci si muove dentro un mondo così?
Dentro questo fango di concime, non animale, che sporca ma almeno, forse, un giorno farà crescere qualcosa?

Con cosa?

Una barca a vela, cercando ancora un po’ di poesia nel vento?
Tanti salvagenti, per me e per chi amo, sperando di non affondare in questa melma che chiamano normalità?
O un kalashnikov, per rispondere alla violenza con altra violenza?

No, grazie. Quello lo lascio a chi ha già perso anche l’anima.

Io non so ancora cosa scegliere.
So solo che non voglio smettere di farmi domande, anche senza avere risposte.
Anzi, forse l’unica forma di resistenza che mi è rimasta è proprio questa: continuare a non abituarmi.

Non porto soluzioni, non porto verità.
Porto dubbi, stanchezza, rabbia e amore — perché è anche per amore che si guarda il mondo e si dice: “Così non va”.
Perché chi odia davvero, alla fine, è quello che si gira dall’altra parte e dorme tranquillo.

Ai posteri l’ardua sentenza.
Io, intanto, sono ancora qui.
A bordo di non si sa quale mezzo,
in mezzo a non si sa quale tempesta.

E da questo mondo storto, da questo nuovo mondo di merda, riparto.



Stefania Colasanti  detta la Scrittora. Questo è il mio blog “non per tutti”, dove provo a non abituarmi al nuovo mondo di merda.


Commenti

Post popolari in questo blog

“Poesie dal cassetto: il debutto poetico di Francesca Chiavegato conquista i lettori”

MEGLIO UN MEZZO AMICO VICINO CHE UNO SFRUTTATORE LONTANO

MEGLIO UN MEZZO AMICO VICINO CHE UNO SFRUTTATORE LONTANO -stagione 1-